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Una storia di generosità raccontata agli alunni della II A dalla figlia di Filippo Bettini PDF Stampa E-mail
di Alexander Matcaboja II A   
Venerdì 18 Marzo 2016 09:45

Una storia di generosità nei confronti di bambine senza genitori scoperta grazie a una lapide presente in un’aula della scuola Savoia di Jesi che fino agli anni ottanta del novecento ospitava un orfanatrofio. Un’iscrizione sconosciuta alla figlia dell’autore di tanta generosità. Parliamo di Filippo Bettini, morto nel 1944 a causa di una meningite e ricordato in una targa affissa nella classe che ospita la II A. Una traccia che le nostre insegnanti Silvia Sassaroli e Iva Palombini hanno ricostruito, riuscendo a portare la figlia di Bettini nella nostra scuola. La signora Francesca Maria Bettini e il signor Sandro Lorizio Squassi hanno fatto molta strada per venire a Jesi da Roma.

 

 

Sono venuti il 24 Febbraio scorso perché pensavano che fosse bello ricordare qualcuno a loro caro, perché “è un po’ come farlo rivivere – ci ha detto la signora Francesca – facendo sì che la storia delle famiglie diventi patrimonio, un giorno, della cittadinanza”. Filippo Bettini nacque a Colle Ameno nel 1893 da Vittorio, suo padre, nato nel 1861 a Venezia. Vittorio ricevette l’eredità per motivi familiari dal Conte Luigi Camerata Rocchi. Con questa somma di denaro, Vittorio donò molto agli orfanotrofi marchigiani; lo stesso Conte Luigi Camerata Rocchi nel suo testamento scrisse che tutti i suoi eredi avrebbero dovuto continuare a donare alla Chiesa d’Ancona e di Jesi. Quando l’eredità passò a Filippo, ecco che cosa successe: Vittorio riuscì a dargli un lavoro come imprenditore agricolo a Pisa. Filippo Bettini era il più piccolo dei suoi tre figli e, dopo qualche anno, si laureò in Agraria. Il dottor Bettini, qualche anno dopo, cominciò a spostarsi per lavoro da Jesi a Roma. La morte di Filippo Bettini avvenne il 16 dicembre 1944. La figlia aveva cinque anni quando il padre le venne a mancare. Filippo morì di meningite. Fu sepolto a Jesi, la sua vera casa. Non ebbe comunque la meningite perché era reduce di guerra, non era partigiano e non aveva l’età per farlo. Vittorio Bettini e, poi, suo figlio Filippo vollero donare molto agli orfanotrofi perché sapevano che a quell’epoca nascevano molti bambini, anche perché la donna non veniva rispettata come lo è ai nostri tempi e non aveva gli stessi diritti di oggi. Dodici anni dopo la morte di Filippo, nel 1956, ad esempio, venne incarcerata nelle Marche una donna accusata di adulterio. Perciò la nostra ipotesi è che le suore dell’orfanotrofio femminile di Jesi abbiano messo questa lapide in onore del dottor Filippo Bettini perché egli donò molto ad esso.

Lui però non fu ospite del brefotrofio di fronte all’orfanotrofio femminile e neanche sua figlia, la signora Francesca Maria Bettini, figlia appunto di Filippo. Ella e suo marito si sono conosciuti nel 1972 a una festa. Avevano 33 anni (il signor Sandro Lorizio Squassi) e 34 anni (la signora Francesca Maria Bettini) quando si sono sposati. Oggi hanno 75 anni il signore e 77 anni la signora. Riguardo alla questione dell’eredità condivisa, dunque, c’era sicuramente una consuetudine di donazione tra la famiglia Camerata Rocchi e la famiglia Bettini a favore della Chiesa, da secoli, come può dimostrare la testimonianza scritta del testamento del Conte Luigi Rocchi, citato prima. La famiglia Bettini, inoltre, nelle figure di Vittorio e dei suoi tre figli ha sentito di aver ricevuto molto in termini di eredità e beni, perciò ha anche avvertito l’esigenza di dover a sua volta ridonare a chi ne aveva bisogno: agli enti religiosi, alla Chiesa, agli istituti di carità.

 

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