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Gli alunni del “Savoia” protagonisti dell’iniziativa “La memoria va in bici” PDF Stampa E-mail
di Lucia Aponte e Cristina Pieralisi - III A   
Lunedì 11 Maggio 2015 00:00

 

Non poteva esistere nome migliore, “La memoria va in bici”, per il progetto che ha commosso giovani e adulti tra i partecipanti e il pubblico. Il progetto, incentrato sul tema della Liberazione e della Resistenza, è culminato con l’evento pubblico svoltosi il 25 aprile a Jesi. L’atmosfera di solidarietà si è fatta sentire già dalla prima tappa, presso gli Orti Pace, in cui i ragazzi delle classi terze della scuola Federico II hanno ricordato il bersagliere Giuseppe Riccardi e la battaglia di Montegranale per la liberazione di Jesi  nel luglio del 1944. In sella alle biciclette ci siamo spostati presso il cippo in via Cannuccia in cui gli alunni della scuola Lorenzini  hanno messo in scena una breve, ma significativa azione commemorativa in cui i ragazzi interpretavano i fratelli Domenico e Luigi Nicoletti, Nazzareno, Mario e Cesare Carbonari uccisi dai fascisti i quali trovarono in una casa colonica della contrada Gangalia un fucile da caccia che avrebbe dovuto essere consegnato alle autorità. L’uccisione avvenne in maniera malvagia e brutale.

Ci siamo poi spostati nella zona dell’eccidio di Montecappone. Lì gli studenti della scuola Leopardi hanno presentato i sette uomini morti in quel luogo e gli hanno donato delle piante e dedicato un brano suonato con il flauto traverso accompagnato da un violino. Per l’ultima tappa ci siamo diretti nell’ex via delle Orfane (attuale via Suor Maria Mannori), in cui noi ragazzi della scuola Savoia abbiamo svolto varie attività: per prima cosa sono stati presentati, come nelle altre tappe, i partigiani fucilati sul luogo, Armando Magnani e Primo Panti e la loro storia ed è stata recitata una poesia di Victor Jara che alternava in un duetto lo spagnolo e l’italiano e un’altra ancora del pastore protestante Martin Niemoller; poi una piccola orchestra, composta da flauti, chitarre e violino ha suonato il brano che ha accompagnato la processione fino alla lapide commemorativa. Dieci ragazzi, quindi, si sono disposti in fila e sono caduti uno alla volta, scanditi dai colpi di tamburo rappresentanti gli spari dei fascisti. Una ragazzina ha poi recitato “Una foglia verde” di Pietro  Tajetti, che esprimeva la gioia per la fine della dittatura ed ad un certo punto i dieci caduti a terra si sono alzati e tutti insieme abbiamo urlato la cosa che ci teneva così uniti: libertà! Gli applausi e i complimenti hanno invaso la strada. La giornata si è conclusa con il corteo che ha attraversato il corso Matteotti  fino a piazza Indipendenza. Vedere che per un giorno tutti si sono dimenticati dell’odio, della discriminazione, del potere, del denaro per lasciare spazio all’amore e alla solidarietà ha ripagato noi ragazzi per tutti gli sforzi e l’impegno che abbiamo messo per preparare questo magnifico progetto. Tutti gli uomini che abbiamo presentato sono morti per farci avere la vita che abbiamo ora e dovremo ricordarlo per sempre, lottando per mantenere i diritti che sono stati conquistati.

 

Largo alla fantasia

Largo alla fantasia

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