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In giro per la città per sapere cosa ne pensano gli jesini dei social network. PDF Stampa E-mail
di Elena D’andrade IIIC   
Lunedì 06 Marzo 2017 16:33

Noi ragazzi del laboratorio di giornalismo della scuola secondaria di primo grado “Savoia” ci siamo chiesti: “Cosa ne pensano delle nuove tecnologie le persone che appartengono alle altre generazioni rispetto ai giovani che sono quelli che usano di più queste risorse”. Volete sapere quale è stata la risposta alla nostra domanda? Sì? Allora vi raccontiamo anche come abbiamo raccolto le informazioni. Ci siamo armati di carta, penna e telefono cellulare e siamo usciti dalla nostra scuola per conoscere le opinioni dei nostri concittadini. La maggior parte di quelli che abbiamo intervistato ci ha risposto che, in un certo senso, i social sono un bene mentre dall’altro sono un mezzo di comunicazione molto pericoloso se utilizzato senza pensare a ciò che esso potrebbe comportare, in termini di rischi, o senza considerare i malintenzionati che vi potrebbero essere dietro e come questi potrebbero reagire.

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Video delle ragazze rom dentro il LIDL? Che ne pensate? Io penso che sia orribile. PDF Stampa E-mail
di Sara Casula IIID   
Lunedì 06 Marzo 2017 16:07

Penso che tutti abbiate visto il video che ora è diventato virale e che tutti chiamano impropriamente “non si entra nell’angolo rotture della LIDL”. Un video, che secondo il mio parere, è orribile dal punto di vista umano, ma che a molti fa ridere. Nel video ci sono due donne che cercano qualcosa da mangiare nella “gabbia” in cui si trovano i bidoni del supermercato nazionale LIDL di una città non specificata. Due impiegati se ne accorgono e le chiudono dentro bloccando la porta. Una delle due per la paura urla. L’altra resta indifferente. I due addetti hanno fatto un video mentre continuavano a ripetere ridendo: “Non si entra nell’angolo rotture della LIDL”. La mia opinione è che non è divertente perché vedere una persona spaventata e sofferente che grida in quel modo è disumano. Non stiamo parlando di un animale ma, appunto, di una persona.

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Prove di evacuazione: dalla finzione alla realtà. PDF Stampa E-mail
di Letizia Vignati e Azzurra Principi III D   
Lunedì 23 Gennaio 2017 17:09

Anche noi come molti altri ragazzi, stiamo convivendo ormai dal 24 agosto con il terremoto che continua a farsi sentire. Prima di mercoledì 18 gennaio tutte le prove che avevamo effettuato erano una finzione, ora il terremoto è diventato, anche a scuola, una realtà. Sin dalle elementari siamo stati abituati a metterci sotto i banchi al suono della campanella di emergenza, per poi uscire in ordine con libri in testa come riparo. Come è, però, la situazione durante una scossa vera e propria? Lo abbiamo purtroppo scoperto il 18 gennaio, appunto, durante la terza ora. Gli studenti della III C, parlando della nostra classe, erano concentrati nel pieno di una prova di verifica. Alcuni, che avevano già completato la verifica, erano però stati accompagnati da una nostra professoressa in biblioteca. Ora ascoltiamo brevemente un racconto di una nostra compagna presente in quel gruppo:

«Cosa è accaduto precisamente in quel momento?»

«Stavamo parlando con la nostra prof riguardo al libro quando, all’improvviso, abbiamo sentito un forte boato»

«Come avete reagito?»

«Inizialmente abbiamo pensato che fosse una classe di sopra che stava spostando i banchi, probabilmente per una verifica, poi però un nostro compagno ha affermato di aver percepito il muoversi del banco e io ero d’accordo con lui. Poco dopo abbiamo visto una massa di ragazzi precipitarsi verso l’uscita della scuola, tra loro c’erano anche i nostri compagni molto preoccupati ed impauriti da quello che stava accadendo» testimonia la nostra amica Sara.

Adesso però parliamo un po’ di quello che è successo a noi che siamo rimaste in classe con una professoressa di sostegno. La prima a sentirlo sono stata proprio io, Letizia, che ho avvertito subito gli altri di mettersi sotto il banco. Poco dopo ci siamo ritrovati tutti in giardino ad aspettare notizie riguardo il sisma. Dopo circa trenta minuti siamo ritornati ognuno nella propria classe, abbiamo fatto merenda pensando sempre al terremoto. Ed ecco la seconda scossa, di nuovo tutti in giardino, ma questa volta chiamando ognuno i propri genitori che in seguito ci hanno portati a casa.

 
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