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Nei panni, anzi nelle fronde, di un albero… PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Pierdicca - I A   
Mercoledì 18 Marzo 2015 14:43

Ogni giorno, verso le sei della mattina, c’è sempre qualcuno che mi sveglia appoggiandosi al mio busto, provocandomi. Mi dà molto fastidio essere svegliato proprio a metà del sogno, invece, mi piace quando qualcuno mi tratta bene prendendosi cura di me. Io sono alto, grande e con il vento la mia chioma si sposta di qua e di là provocando un fruscio. Il pomeriggio, invece, non vedo l’ora che qualche bambino mi giochi intorno, per esempio, a nascondino. Se è molto caldo, trovo piacevole quando piove, così mi rinfresco. Non sopporto, invece, quando palleggiano con il pallone contro il mio tronco. Mi piace molto ascoltare i discorsi delle signore, oppure, osservarle. Di notte mi arrabbio perché io voglio dormire, invece c’è sempre il verso rumoroso del gufo che non mi fa prendere sonno e quando non riesco a dormire alzo gli occhi al cielo e vedo le stelle. Lo scorso anno uno dei bambini mi ha lanciato un pallone e ancora esso è rimasto lassù, nella mia chioma. Penso proprio di essere un albero fortunato perché non c’è niente di più meraviglioso che io possa desiderare, anche se delle volte c’è qualcuno dispettoso che mi dà fastidio.

 
Un Inferno Dantesco “aggiornato”? Perché no? PDF Stampa E-mail
Scritto da Manuel Baldi – II B   
Lunedì 09 Marzo 2015 19:24

Chi non conosce Dante Alighieri? Lo studiano pure in Cina, mi è stato detto. Il nostro scrittore, che ancora affascina la gente di tutto il mondo, è nato nel 1265, un bel po’ di anni fa! Dal XIII secolo ad oggi ne è passato di tempo e di conseguenza anche tante generazioni di persone. E se Dante fosse nostro contemporaneo, chi metterebbe all’Inferno? E le pene sarebbero le stesse? Proviamo a immaginare dove sarebbe potuto finire qualche personaggio che lui non ha avuto la sfortuna di conoscere. Penso ad Hitler, per esempio, dittatore nazista, a cui pareva di esser superiore, o per lo meno che la “razza ariana” lo fosse. E poi non era neanche biondo. Con il suo ideale è riuscito a trascinarsi dietro migliaia di pecore più che di persone. Ha provocato la morte di milioni di uomini e donne, soprattutto ebrei, che non avevano fatto nulla. Ma questa è un’altra storia. Dante dove lo metterebbe? In un cerchio a sé? In un girone in cui le vittime della sua “guerra” lo tormentano? Perché a me personalmente omicida o traditore sembra poco. Infatti se dovessimo dargli degli appellativi da dannato sarebbe un miscuglio tra “violento contro il prossimo”, “adulatore”, “ladro” e “traditore”. E la pena quale sarebbe? Bè, nella Divina Commedia non c’è, perciò ho deciso di fantasticare: lui in uno spazio scuro dove l’unica luce è la sua rabbia, imprigionata in una cella accanto ad esso. Grazie a quella si intravede il ghiaccio rosso per il sangue di cui è fatto che gli copre il tronco, le gambe e i piedi immersi nello sterco e dalle spalle in su libero, ma con accanto dei serpenti che lo mordono violentemente. E se fosse nato nel ‘500? Con tutti quei problemi della Chiesa e con la comparsa di Lutero, avrebbe scritto così la “Comedìa”? Come responsabile della frattura all’interno del cristianesimo Martin non poteva che andare nell’Inferno. Martin Lutero era un monaco agostiniano tedesco che rifiutò le decisioni della Chiesa Cattolica. Con le sue 95 tesi e con l’aiuto dell’invenzione della stampa coinvolse così tante persone che riuscì a creare una nuova religione, sempre nell’ambito del Cristianesimo: il Protestantesimo. All’Inferno avrebbe avuto posto nel sesto cerchio, quello degli eretici, nella “calorosa” città di Dite.

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Martina e l’abete PDF Stampa E-mail
Scritto da Sofia Balloni – I A   
Giovedì 26 Febbraio 2015 17:11

C’era una volta, in un giardino bello grande, un Abete. Questo si trovava proprio al centro del parco, ma per quanto esso fosse grande e bello nessuno lo rispettava più di tanto. Ogni giorno, verso le cinque, iniziavano a venire i bambini per poter giocare con il dondolo, lo scivolo e le altre strutture del parco. I bambini ineducati lasciavano sotto il povero Abete tutti gli scarti delle loro merende. Il povero albero era molto triste per questo, così, un giorno, l’Abete ne parlò con i suoi coinquilini di parco. Il Castagno gli disse: “Fatti più bello, così loro si accorgeranno di te e vedrai che tutti ci penseranno almeno due volte prima di rovinarti”.

L’Abete non sembrava molto entusiasta di quella proposta perciò iniziò sempre più a rattristirsi, fino al punto che iniziò a perdere le foglie. Un giorno una bambina con i capelli biondi si commosse alla vista di quel povero albero. Allora a quella vista anche l’albero si mise a piangere, perché in centoquarantadue anni mai nessuno si era mai commosso per lui.

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