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Martina e l’abete PDF Stampa E-mail
di Sofia Balloni – I A   
Giovedì 26 Febbraio 2015 17:11

C’era una volta, in un giardino bello grande, un Abete. Questo si trovava proprio al centro del parco, ma per quanto esso fosse grande e bello nessuno lo rispettava più di tanto. Ogni giorno, verso le cinque, iniziavano a venire i bambini per poter giocare con il dondolo, lo scivolo e le altre strutture del parco. I bambini ineducati lasciavano sotto il povero Abete tutti gli scarti delle loro merende. Il povero albero era molto triste per questo, così, un giorno, l’Abete ne parlò con i suoi coinquilini di parco. Il Castagno gli disse: “Fatti più bello, così loro si accorgeranno di te e vedrai che tutti ci penseranno almeno due volte prima di rovinarti”.

L’Abete non sembrava molto entusiasta di quella proposta perciò iniziò sempre più a rattristirsi, fino al punto che iniziò a perdere le foglie. Un giorno una bambina con i capelli biondi si commosse alla vista di quel povero albero. Allora a quella vista anche l’albero si mise a piangere, perché in centoquarantadue anni mai nessuno si era mai commosso per lui.

La ragazzina si chiamava Martina. Ogni dì alle cinque precise si presentava davanti all’Abete e sotto al suo tronco posava un fiore blu. L’albero era talmente felice che sui suoi rami iniziarono a crescere le sue adorate foglie verdi. Ma non solo, iniziarono a crescere anche le pigne. L’albero era proprio al settimo cielo. Un giorno però la bambina si presentò sotto l’albero con il fiore e un braccio rotto. L’Abete subito si rattristò. La bambina però si mise con fatica sotto il suo adorato arbusto per raccontargli ciò che le era successo. All’albero venne in mente un’idea: aveva visto che Martina sul gesso aveva scritti i nomi dei suoi compagni di classe, ma anche l’albero voleva lasciare la sua “impronta”. L’Abete abbassò qualche foglia sul braccio di Martina. La bambina pulì la sua ingessatura, ma una foglia era rimasta incollata con la pece. La bambina capì, si alzò in piedi ed abbracciò il suo amico albero. A quella scena tutti gli altri alberi lasciarono cadere i fiori o i frutti che avevano fatto crescere.

In quell’istante tutti i bambini che giocavano lì nel parco si avvicinarono ad un albero e lo abbracciarono. In quel parco ogni giorno alle cinque ogni bambino va vicino al proprio albero per giocare con esso. L’Abete aveva trovato una nuova amica: Martina. Da quel giorno quel parco venne chiamato “I nostri alberi”.

 

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