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Circo o fabbrica? La scelta, 60 anni fa, di Alberto PDF Stampa E-mail
Scritto da Bianca Stronati II - B   
Venerdì 21 Marzo 2014 17:49

Un incontro nato dalla curiosità, che mi ha fatto scoprire un mondo di cui sapevo pochissimo. Tutto è iniziato il 20 gennaio scorso. Mi sono calata nei panni di cronista, visto che sto seguendo il laboratorio di giornalismo alla Scuola “Savoia” di Jesi, e ho intervistato, insieme con una mia amica, tre signori di una certa età, seduti in un bar. Abbiamo scoperto una storia davvero particolare. Quella di Alberto, 75 anni, residente ad Ancona. “Quando avevo 15 anni - ci ha raccontato Alberto - iniziai a lavorare in fabbrica per volontà di mio padre anche se il mio sogno era lavorare in un circo. Ero affascinato dalla bellezza degli animali e dal fatto di poterli addestrare. Allora di nascosto mi iscrissi a vari corsi anche fuori Ancona ma non mi presero perché bisognava essere maggiorenni. Passai altri cinque anni in fabbrica".

"Appena compiuti 21 anni mi diedero un'opportunità da non perdere: essere promosso a un ruolo di responsabilità nel mio stabilimento. Per mio padre era una cosa straordinaria ma una circostanza fatale interruppe quel momento per lui tanto speciale. Eravamo a pranzo e arrivò il postino. C’era una lettera era indirizzata a me. Mi ricordo quel momento come se fosse ieri: mio padre l'aprì e il bicchiere dell'acqua cadde e si ruppe. Un silenzio angosciante. Dopo un po' mi chiese di lasciare la stanza e capii che quella piccola lettera di colore sbiadito era qualcosa di veramente importante. Dal salotto si sentivano le grida di mio padre: diceva che mi aveva dato fiducia e io l'avevo tradito. Mi chiusi nella mia stanza per non pensare a quello che mi aspettava. Dopo 30 minuti mio padre mi chiamò ed entrai nel salotto che era illuminato dalla calda luce del giorno. Mi disse che era molto deluso di me e mi fece leggere il contenuto della lettera. Ero stato scelto per lavorare al circo Bellaria, dove erano a corto di personale. Io ero il primo della lista ma se rinunciavo mi avrebbero cancellato. Insomma, non sapevo se essere felice per una cosa che aspettavo da tempo o essere dispiaciuto di aver deluso mio padre. Lui mi disse che la decisione, se scegliere il circo o la fabbrica, spettava a me. Scelsi di lavorare in fabbrica un po' per non deludere mio padre, ma anche perché avevo capito che gli animali possono essere maltrattati. Vidi con occhi diversi, quindi, quel lavoro che fino a poco tempo prima mi sembrava stupendo”. Alberto conclude qui la sua emozionante ed interessante storia che ci fa comprendere la difficoltà di fare scelte importanti.

 

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