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Alberto Manzi, insegnante per molti, modello per alcuni, tra cui la nostra vicepreside PDF Stampa E-mail
Scritto da Noemi Rubino – II A e Alice Tilio - III C   
Martedì 15 Aprile 2014 14:33

Un mestiere vagheggiato sin dai banchi della scuola elementare ma scelto come professione grazie a un personaggio televisivo. Ma non un ballerino, un cantante o un attore. Il modello per la nostra vicepreside, che l’anno prossimo andrà in pensione, è stato il maestro Alberto Manzi. L’abbiamo intervistata per farci raccontare come è stato insegnare per tanti anni ma anche per scoprire il suo legame con Manzi.

“Diventare maestra era il suo sogno fin da piccola o è vero che si è ispirata, come siamo venuti a sapere, al maestro Alberto Manzi?”

“Il sogno di diventare maestra è nato più o meno dalla scuola elementare. Non avevo le idee molto chiare e nella mia mente c'erano altre professioni come la pittrice o la dottoressa. Era un desiderio non definito ma con il tempo lo è diventato, grazie all'influenza del maestro Alberto Manzi”.

 

“Come ha fatto a conoscere Alberto Manzi?”

“Conduceva la trasmissione televisiva ‘Non è mai troppo tardi’, che si proponeva a insegnare a leggere e a scrivere agli italiani adulti che non lo sapevano fare. In Italia l'analfabetismo era ancora diffuso negli '50 e nei primi anni '60. La figura di questo maestro era davvero carismatica e così anche i bambini come me rimanevano incantati davanti allo schermo. Ero affascinata dalla sua grande abilità nello scrivere semplici parole che accompagnava con indovinelli e simpatici disegni, tratteggiati con un piccolo carboncino nero su una lavagna di grandi fogli bianchi, montati su un cavalletto”.

“Lei considera la scuola come una grande famiglia o vive la sua professione con più distacco?”

“Ha sempre considerato la scuola come una grande comunità, in cui adulti e bambini ‘camminano’ insieme. Non è una famiglia, ma per certi aspetti ci si avvicina molto. È un posto dove nascono relazione affettive molto strette, in cui si vivono tanti momenti belli o brutti, si conseguono successi o insuccessi, si trasmettono valori. È un luogo di crescita, di educazione e di cultura”.

“Ci sono stati cambiamenti tra gli alunni di oggi e quelli, ad esempio, di dieci anni fa?”

“Da dieci anni a questa parte poco, sono cambiati nel tempo con il mutare della società. I bambini di oggi hanno più stimoli, sanno più cose, praticano molte attività extra scolastiche come sport, danza e musica. I bambini di oggi sono nativi digitali, sono abilissimi con le nuove tecnologie, viaggiano molto, fanno esperienze. Alcuni vengono da paesi lontani, ci portano tradizioni diverse dalle nostre e lingue. C'è un incontro di culture che ci arricchisce tutti”.

“Ha usato nuovi metodi scolastici nella sua scuola?”

“Sì, per un insegante l'aggiornamento è fondamentale. Nei primi anni per preparare le schede di lavoro si usavano il limografo, il ciclostile, la fotocopiatrice. Oggi il computer, il tablet e l’aula Lim”.

“Cosa l'ha colpita nel suo ruolo da maestra?”

“Il rapporto coi miei alunni, quella fiducia e affetto che si producono giorno per giorno. Condividere la curiosità per tutto ciò che ci circonda, il gusto della scoperta continua, l'entusiasmo nel progettare, la soddisfazione della conquista. Inoltre nessuna lezione è uguale ad un’altra, come pure nessuna situazione e nessun bambino. Ognuno ed ogni momento è unico e anche irripetibile”.

“È soddisfatta di aver svolto questo lavoro per tanti anni?”

“Sì, penso che la mia professione sia la più bella del mondo: ho dato molto ma ho anche ricevuto tanto”.

“Come ci si sente a lasciar la scuola per poi andare in pensione?”

“Ho trascorso gran parte del tempo nella scuola, prima come alunna, poi come insegnate, quindi è ovvio che mi mancherà. Ma ho anche il desiderio di rilassarmi un po’ e di dedicarmi ad altre attività”.

 

 

 

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